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............... dalle produzioni di film e documentari, all'insegnamento del basso (tra i suoi allievi un certo Stephan Ude, bassista degli allora sconosciuti Guano Apes...), per diventare poi produttore artistico di alcune delle maggiori bands tedesche (Guano Apes, Donots, Glow, Paddy Kelly, Black Milk e tanti altri) ed attualmente co-produttore e bassista di una delle piu' importanti e storiche rock bands tedesche, gli H-Blockx (
www.hblx.de).
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Ciemmedi: ciao Fabio, finalmente riusciamo a "blindarti" per una mezz'oretta, strappandoti ai tuoi vari impegni di prove, produzioni e - non ultimo - al tour con gli H-Blockx, che a breve partiranno per una serie di grossi rock festivals europei. Per prima cosa vorremmo sapere... come stai?
Fabio: un po' stanco, grazie. Ho da poco finito la produzione del nuovo album dei Mas Ruido, una band italiana molto promettente. Ho dovuto produrli tra una pausa e l'altra delle mie attività con gli H-Blockx perché avevo poco tempo e così adesso mi sento un rottame :-)
Ciemmedi: sappiamo che fai base ad Hannover in Germania: cosa ti ha portato fino là?
Fabio: mi sono trasferito ad Hannover nel 2000 per lavorare negli Horus Sound Studios, dove portavo quasi tutte le mie produzioni - almeno fino a che non ho iniziato a lavorare con i Blockx (nel 2003), fatto che ha letteralmente stravolto i miei ritmi e le mie priorità.
Ciemmedi: hai prodotto il meglio della discografia dei Guano Apes: come e quanto il tuo modo di produrre può aver influenzato la loro scalata al successo? Ritieni cioè che ci siano dei cliché predefiniti per "garantirsi" il successo?
Fabio: Difficile a dirsi. Tutti gli addetti ai lavori cercano sempre di dare una definizione o un'etichetta a ciò che può funzionare a livello commerciale, per poi fare spesso delle magre clamorose. Una cosa che ho visto spesso e personalmente non ci casco più. Ho visto funzionare le cose più strampalate ed oltraggiose e ho visto flop sensazionali di artisti che, a detta di tutti, avrebbero dovuto conquistare il mondo.
Io so solo che, quando ho conosciuto gli Apes (pur avendo appena iniziato a suonare insieme ed essendo molto "verdi", acerbi), non avevano un suono molto diverso da quello con cui, poi, hanno fatto tutta quella strada. Quella loro tipica matrice era già presente e chiarissima.
Io non ho fatto altro che ottimizzare quello che c'era già e credo che succeda lo stesso nella maggior parte dei casi di band che hanno successo.
Ciemmedi: qual è la band che ti ha dato più soddisfazione e perché?
Fabio: i Donots, perchè sono delle persone splendide, oltre ad essere una band di grande talento.
Ciemmedi: hai mai pensato di lasciare? Sappiamo che i primi tempi sono stati particolarmente difficili per te; cosa ti ha aiutato a tenere duro?
Fabio: Bella domanda! Agli inizi spesso mi sono trovato in situazioni difficili e devo anche ammettere di aver provato un paio di volte a mettere la testa a posto, trovando un lavoro stabile.
Ma alla fine non ho mai resistito piu' di sei mesi, perchè dentro di me sentivo che il mio posto non era quello.
Spesso sono andato avanti con la pura forza della disperazione, perché non sapevo cosa altro fare se non suonare.
Sono veramente felice di aver avuto qualche buona chance e di essere riuscito a sfruttarla al meglio.
Ciemmedi: suoni in una band che fa un rock discretamente pesante, direi; sei un assiduo frequentatore dei maggiori festival di hard rock europeo; hai prodotto gli Apes ma anche tante altre rock e punk bands... ci vengono un sacco di curiosità a riguardo, per esempio sapere cosa ne pensa uno come te della scena rock italiana...
Fabio: no comment, so veramente troppo poco riguardo alla scena rock italiana per potermi sbilanciare. Mi dicono che è molto dura, ma dove non lo è?!
Ciemmedi: in tutto questo power rock di chitarre distorte e ritmiche pesanti, quali sono le tue origini in senso artistico?
Fabio: il fatto che mi sia specializzato in roba dura è un po' un caso. In realtà ho un cuore pop-rock e adoro la musica degli anni 60, 70 e 80.
Le mie band preferite di sempre sono i Police ed i Beatles.
In generale, poi, apprezzo molto le band che sono riuscite ad essere innovative e a restare integre a livello artistico, pur rimanendo accessibili e raggiungendo la grande massa. Credo che questa sia la cosa più difficile in assoluto.
Ciemmedi: c'è qualcosa che ti piacerebbe fare in campo musicale e che ancora non sei riuscito a realizzare?
Fabio: mi piacerebbe realizzare o collaborare ad un progetto di musica più tranquilla, magari tendenzialmente acustica e minimalista, in cui la qualità delle composizioni sia l'aspetto più fondamentale.
E mi piacerebbe anche tornare a dedicarmi di più alla mia voce, un aspetto che trascuro da anni.
Come produttore, il mio desiderio sarebbe di lavorare con qualche buona band inglese.
Da qualche tempo sto pianificando di fare qualcosa col cantante dei "3 Colours Red", una mitica punk-rock band britannica degli anni '90. Ci capiamo alla grande, se son rose...
Ciemmedi: cosa stai facendo di preciso in questo periodo?
Fabio: come dicevo prima, ho appena finito di produrre i Mas Ruido.
Sono una band veramente valida che avevo nel mirino da anni: sono molto freschi, hanno parecchi buoni pezzi ed una cantante veramente straordinaria .
Speriamo che riescano ad aprirsi un varco!
Ciemmedi: quindi stai facendo anche qualche cosa con gli italiani. Ci terresti a ritornare in patria o pensi che non ci sia la mentalità adatta, in Italia, per fare del buon rock?
Fabio: In passato ho spesso ho avuto l'impressione che gli italiani avessero più difficoltà rispetto ai musicisti nordici ad unirsi in buone rock band.
Da quando lavoro con i Mas Ruido ho dovuto rivedere questo mio pensiero: anche gli italiani sanno fare buon rock, eccome!
Quello che forse manca in Italia è quella certa cultura rock che hanno i paesi anglosassoni e scandinavi.
E probabilmente mancano anche un po' le strutture adatte e la mentalità per dare una chance concreta ai talenti rock di casa nostra.
Comunque sia, vorrei riuscire a tornare a vivere in Italia con mia moglie nei prossimi anni, a prescindere dalla scena musicale.
Ciemmedi: sei italiano quindi è ragionevole pensare che tu abbia qualche punto di riferimento anche tra chi ha fatto la storia della musica in Italia.
Fabio: fin da piccolo sono stato molto esterofilo e non ho mai seguito le band italiane più di tanto. Un grosso errore, perché ce ne sono state di veramente valide.
Quelle che mi hanno colpito di più andando a riscoprire i loro vecchi dischi, sono Le Orme e la PFM. Band dal suono molto personale e musicisti eccezionali.
Ciemmedi: sappiamo che poni particolare attenzione alla tua strumentazione; dal vivousi diversi bassi: puoi spiegarci (anche per il piacere dei bassisti che leggono!) come ti gestisci sul palco dal punto di vista tecnico?
Fabio: con gli H-Blockx uso dei vecchi, meravigliosi bassi della Hamer a 4 e 12 corde.
Come amplificazione, da quest'anno ho deciso di lasciare a casa il mio pesantissimo Ampeg.
Il segnale passa in 2 preamps della Tech 21 (i Sansamp RBI) e viene poi amplificato attraverso i monitor di palco ed il P.A. Una soluzione molto snella ed efficace.
Inoltre, ogni tanto uso qualche effetto: un distorsore PD7 Ibanez, un filtro EH Bass Balls, un phaser MXR Phase 90 ed un Octaver della Boss.
Ho comunque tanti altri bassi che adoro ed uso spesso: un Fender Jazz Bass Custom Shop 1964, un Fender Telecaster Bass del 1972, un Fender Precision Bass Fretless del 1977, un Music Man Stingray 5, un Kubicki Ex-Factor, un Rickenbacker 4001 del 1974, un Hoefner Violin Bass, un Wal Fretless ed altri ancora.
Ciemmedi: una domanda di rito: che consigli daresti ad un giovane che si avvicina al basso elettrico?
Fabio: cercatevi un buon maestro e procuratevi buoni metodi (sia libri che video), lavorate sodo facendo pratica regolarmente, suonate tanto sia da soli che con band dei generi musicali più diversi; cercate - per quanto possibile - di suonare con musicisti più bravi di voi, analizzate i dischi e cercate di impararne le linee di basso, suonandoci dietro con accuratezza.
E se volete entrare nel business, non statevene troppo in zone sperdute e depresse. Andate dove c'é giro!
Ciemmedi: riusciremo mai a vederti dal vivo in Italia?
Fabio: lo spero! Purtroppo l'ultimo cd dei Blockx non è stato pubblicato in Italia, sennà saremmo venuti in tour sicuramente.
Ciemmedi: ok, che dire, è stata una piacevolissima intervista Fabio, possiamo sicuramente affermare che sei una persona che fa trasparire passione musicale da ogni singola parola che dici, ed è forse questo il motivo per cui sei diventato quello che sei oggi. Ti strappiamo la promessa di un'altra intervista, dove parleremo di aspetti tecnici in studio di registrazione e di tecniche di produzione artistica!
Noi di Ciemmedi ti ringraziamo tantissimo per il tempo che ci hai dedicato e speriamo, un giorno, di ospitarti in qualche nostro evento!
Fabio: grazie a voi ed in bocca al lupo per tutte le vostre attività!
Ricordiamo agli amici di Ciemmedi che il sito web di Fabio e'
www.fabiotrentini.com
altra interessante intervista su
www.snowgang.it