Con queste premesse, estratte dalla biografia on line di Antonio Cordaro, l'intervista promette bene... Antonio è un bravissimo chitarrista, insegnante al CPM e turnista... da non perdere!
Ciemmedi: ciao Antonio, benevenuto sulle pagine del nostro sito e grazie per averci concesso quest'intervista. Come sai, le nostre chiacchierate non gravitano solo attorno alla musica: ci sembra senz'altro più interessante arricchirle con piccoli dettagli che servono a farti conoscere come persona e non solo dal punto di vista chitarristico. Apriamo perciò le danze con una domanda classica: come stai?
Antonio: bene grazie, mi sto godendo un pò d'estate (nei giorni liberi da concerti e studio) con piccole vacanze tra Svizzera e Italia.
Ciemmedi: dalle tue note autobiografiche si evince che, all'inizio del tuo percorso di musicista, la tua famiglia ha giocato un ruolo essenziale. Ti ritieni in qualche modo arricchito per aver imbracciato la chitarra sotto la guida di tuo padre, con cui hai poi portato avanti i primi importanti progetti?
Antonio: sicuramente! Avere una persona che è stata lì sempre a consigliarmi cosa e come studiare è un stato un gran vantaggio, ma credo che la fortuna più grande sia stata il fatto che avessimo gli stessi gusti musicali e che tutto quello che mi andava di suonare ci permetteva di avere un dialogo in merito. Mi ritengo molto fortunato!
Ciemmedi: ti sei sempre ispirato a chitarristi che hanno lasciato un segno sia nella storia della musica che in quella dello stile chitarristico ? David Gilmour, Mark Knopfler e Carlos Santana, solo per citarne alcuni (manca solo Clapton!). E poi hai vinto un importante concorso presentandoti con un pezzo di Steve Vai, un artista lontano anni luce dalla filosofia musicale dei tuoi esordi... virtuosismi o caldo groove?
Antonio: soprattutto buona musica. Sono fermamente convinto che i grandi chitarristi di oggi siano "grandi" per il fatto che prima o poi nella propria carriera hanno trovato il giusto connubio tra questi due elementi e il loro buon gusto. Per quanto riguarda i chitarristi citati prima (tranne Steve Vai perchè più recente) credo che il virtuosismo, ben diverso da come lo si intende oggi, stava nel loro stile ben definito, il loro tocco, il suono, e ovviamente i gran pezzi e le canzoni che hanno scritto. Ognuno di loro, come altri dell' epoca, aveva le proprie "chicche" e quelli venuti dopo non hanno fatto altro che rivedere il tutto in chiave più virtuosistica con una buona dose di originalità, come sicuramente loro avevano fatto ai tempi.
Ciemmedi: quali sono le tappe che hanno segnato la tua evoluzione nell'ascolto della musica? E chi sono le tue muse ispiratrici, oggi?
Antonio: devo dire che inizialmente ero molto orientato all'ascolto della musica degli anni '50, '60 e '70 (rock'n roll forever), blues, rock e pop. Solo successivamente, dopo aver ascoltato Van Halen, mi sono interessato agli anni '80 e alla scena dell' hard rock e dell' AOR. Oggi non sento di avere un solo punto di riferimento, sono cresciuto e mi piace prendere spunto da tutto e tutti anche se devo dire che rimango molto orientato verso chitarristi che hanno un certo feeling e la ricerca della melodia rimane per me un punto fisso del mio modo di intendere musica.
Ciemmedi: da Hendrix in poi, l'immagine del chitarrista è cambiata, guadagnando una posizione di primissimo piano. Fino ad arrivare, appunto, a chitarristi estremamente tecnici del calibro di Steve Vai, John Petrucci, Yngwie Malmsteen... In molti criticano la presunta freddezza e sterilità del loro stile: qual è la tua opinione a riguardo?
Antonio: ognuno è libero di esprimere il proprio parere perchè è un'esternazione di quello che suscita in loro l'ascolto di quel genere di chitarristi. Naturalmente ognuno di noi si trova a preferire una cosa ad un'altra: io per primo ho le mie preferenze. Credo che comunque non sia giusto parlare di "sterilità": se i nomi citati prima non fossero stati quello che sono non avremmo avuto la naturale evoluzione della chitarra e, magari, li avremmo criticati per non essere stati originali e innovativi. Questi chitarristi esistono perchè anche loro hanno dato qualcosa di nuovo, e grazie a Dio che ci sono. Poi... se le loro cariere durano da più di vent'anni un motivo ci sarà, no?!
Ciemmedi: pensi di essere riuscito a creare un tuo stile personale? Si sa che è facile suonare come un certo artista; il difficile è trovare la propria strada e rendersi, da questo punto di vista, musicalmente indipendenti. Tu a che punto sei?
Antonio: non sono all'inizio della ricerca ma neanche alla fine! Sto ancora cercando la strada giusta ma so anche che l'evoluzione stilistica di un musicista non finisce mai ed è quindi difficile parlare di un punto di arrivo. Vi farò sapere.
Ciemmedi: hai collaborato con diversi artisti e pertanto la prossima domanda è d'obbligo: con quali musicisti ti piacerebbe lavorare, in futuro?
Antonio: se li elenco tutti ti intaso il server! Scherzi a parte, mi piacerebbe tanto lavorare con Antonacci, Nek, Vasco, Renga, Pausini, Elisa, Grandi e altri... Chissà... magari un giorno...
Ciemmedi: insegnare a suonare è forse una fra le cose più difficili al mondo - ti sarà di certo capitato di desiderare di arrenderti davanti ad allievi non particolarmente portati per la musica; com'è il tuo approccio didattico? Ti appoggi stabilmente a un determinato metodo?
Antonio: non ho mai pensato di arrendermi, ma a volte mi accorgo che un metodo usato per alcuni non va bene per altri e allora lì stà a me darmi una mossa e trovare come riuscire a tirar fuori il meglio dall' allievo. Per quanto riguarda il mio approccio didattico, mi piace tantissimo conoscere le attitudini dell'allievo per poterci lavorare al meglio secondo i suoi obbiettivi e, se ritengo che qualcosa sia vantaggioso per la sua crescita musicale, ci facciamo una bella chiacchierata sul come ottenere più risultati in meno tempo. Rimango molto vario, comunque: passo dai semplici esercizi di riscaldamento alla tecnica, dalla teoria applicata alla lettura, dagli assoli studiati all'improvvisazione. Ho vari metodi ai quali mi appoggio stabilmente ma in testa ci sono i Berklee, una sicurezza.
Ciemmedi: un consiglio per chi, tra i lettori del nostro magazine, sogna di diventare un turnista professionista: da dove si comincia? Le accademie musicali di prestigio sono tutte ubicate in grosse città, come ad esempio Milano... credi che trasferirsi all'occorrenza sia un buon punto di partenza?
Antonio: beh... io sono ancora all' inizio ma devo dire che trasferirsi nelle città dove i contatti sono più facilmente raggiungibili è senz'altro un vantaggio. Per quanto riguarda le accademie musicali, oltre a quello che apprendi, ti danno la possibiltà di essere a contatto diretto con dei musicisti professionisti. Farsi conoscere, suonare in giro, "bussare alle porte" per ricordare che ci sei e far fronte ad eventuali impegni nella maniera più professionale e soddisfacente possibile, sono tutti elementi che rimangono alla base del lavoro di turnista, che molto spesso diventa 50% suonare e 50% business.
Ciemmedi: qual è il tuo sogno nel cassetto? E quali i desideri che hai già realizzato fino ad ora?
Antonio: sogni... tanti e troppi (come tutti). Un desiderio realizzato: riesco a vivere di musica.
Ciemmedi: terminiamo l'interrogatorio tecnico con una domanda scontata: elencaci la strumentazione che usi solitamente sul palco!
Antonio: 2 Strato, 1 Ibanez, ampli Marshall Jcm 800 con 4x12, rack effetti, pedalini vari (compressore, chorus, overdrive), Wah e accordatore.
Ciemmedi: cambiamo ora argomento... che cosa fa Antonio Cordaro quando non suona e non insegna? Coltivi degli hobby extra musicali? Hai tempo per le amicizie?
Antonio: mi piacciono i computer e viaggiare ma la famiglia è al primo posto. Le amicizie fanno parte del quotidiano.
Ciemmedi: qual è la cosa più bella che ti è successa "per colpa" della chitarra?
Antonio: se non fosse per la chitarra mi sarei laureato e avrei un lavoro chissà dove, ma non credo che sarei felice come lo sono adesso. La chitarra mi ha dato la possibiltà di fare un lavoro che alla fine è un hobby, una passione e molte delle persone oggi a me care le ho conosciute grazie al mio strumento. Credo che facciamo uno dei lavori più belli di questo mondo... una volta a casa non si riesce comunque a pensare ad altro!
Ciemmedi: bene, siamo arrivati in fondo ad un'altra intervista. Caro Antonio, ti ringraziamo ancora una volta per la tua disponibilità e simpatia e ricordiamo agli amici di Ciemmedi che possono trovare tutte le news sui tuoi progetti e le date dei tuoi live sul sito
www.antoniocordaro.it. Ti auguriamo ogni bene e ti preghiamo di tenerci informati su eventuali novità; in bocca al lupo!